Il buongiorno 

della Stammelluti 


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1° Maggio: La speranza non è un sentimento ormai disfatto

01/05/2026 12:45

Simona Stammelluti

Attualità, Opinione, cultura, primo-maggio-, festa-dei-lavoratori-, lavoro-precario-,

1° Maggio: La speranza non è un sentimento ormai disfatto

«Io faccio un lavoro precario. Mi rinnovano il contratto di mese in mese (se sono brava, ossia se faccio i numeri). Io faccio un lavoro precario da la

«Io faccio un lavoro precario. 
Mi rinnovano il contratto di mese in mese (se sono brava, ossia se faccio i numeri). 
Io faccio un lavoro precario da laureata, con tanto studio alle spalle e la mia dedizione al lavoro non è inferiore a quella di chi ha molti più diritti di me (o forse dovrei dire che li ha diritti, differentemente da me). 
Io faccio un lavoro precario e a fine mese conto le ore, i bonus (se ce ne sono) ed anche le trattenute che, in busta paga, si aggirano intorno al 37% 
Sì avete capito bene, una trattenuta da redditi a molti zeri senza esserlo, il mio. 
E se lavoro, mi pagano. Se non lavoro (per un motivo qualunque quale può essere una malattia) in teoria non potrei neanche pagare una bolletta o fare la spesa (considerato anche il carrello della spesa sempre più leggero e sempre più caro). 
Io faccio un lavoro precario che è pagato molto meno di quell’ormai fantomatico “minimo sindacale” e ogni mese stiam sempre lì a contare gli spiccioli»

 

Queste parole potrebbero essere le mie tanto quelle di chi ogni giorno si alza, si rimbocca le maniche e prova a non gettare la spugna, malgrado le innumerevoli difficoltà oggettive che riguardano il proprio diritto al lavoro.

Eppure c’è anche di peggio. 
C’è chi un lavoro non lo ha e vive proprio alla giornata, con piccoli e saltuari lavoretti a nero. Ma come si può pensare ad un futuro (prossimo) senza un lavoro vero, stabile, tutelato? 

Lavorare non dovrebbe essere un lusso e le parole di conforto, verso chi non lo ha, ahimè non bastano più. 
Chi un lavoro ancora lo cerca, e chi non l'hai mai avuto vive una vita a metà, dove sulla bilancia del quotidiano mette capacità e volontà, ma quasi sempre a pesare il doppio sono dubbi, incertezze e notti insonni. 
Bacchette magiche non ce ne sono, ma se c'è "da fare" qualcosa di concreto, quel qualcosa "va fatto", a qualunque costo, ormai. 
Io penso che il primo maggio sia la festa di chi lavora onestamente - anche oggi - di chi si alza al mattino presto e non disdegna mai quell'opportunità avuta, di chi ha studiato tanto ed è riuscito a trovare il giusto posto per le sue capacità, di chi ha scelto di non scendere a compromessi, di chi sa guardare agli altri senza manie di grandezza, di chi oggi si riposa  per poi ricominciare ... domani. 
Quel domani che in molti attendiamo, perché affrontare quello che ci aspetta, senza paure, è sinonimo (ancora) di coraggio e di speranza. 
E chi dice che la speranza è un sentimento ormai disfatto, merita di vivere la sua vita, senza più sogni

 

#primomaggio

Buona festa dei lavoratori a tutti 

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