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ALBERTO TRENTINI è libero! Come dobbiamo leggere la sua liberazione? E adesso cosa accade?

12/01/2026 15:19

Simona Stammelluti

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ALBERTO TRENTINI è libero! Come dobbiamo leggere la sua liberazione? E adesso cosa accade?

Dopo 423 giorni, Alberto Trentini il cooperante italiano detenuto in Venezuela, è libero! La sua liberazione insieme a quella di altri prigionieri ita

Dopo 423 giorni, Alberto Trentini il cooperante italiano detenuto in Venezuela, è libero! La sua liberazione insieme a quella di altri prigionieri italiani e non solo, è indiscutibilmente uno degli effetti della molto discussa cattura di Maduro ad opera degli Stati Uniti, visto che negli ultimi anni, Maduro aveva rinchiuso nelle carceri venezuelane oltre 800 prigionieri che potremmo definire politici, ossia  fatto per costringere i  governi esteri, che rivolessero a casa i propri cittadini a riconoscere il suo governo, anche se frutto di elezioni inattendibili figlio di brogli riconosciuto così da osservatori internazionali e non è un caso che l'annuncio su X da parte del ministro degli esteri Antonio Tajani sulla liberazione di Alberto Trentini e dell'imprenditore italiano Mario Burlò liberato con lui, reciti “la loro liberazione è un forte segnale da parte del presidente Rodriguez che il governo italiano apprezza molto". 

Delcy Rodriguez un tempo vice di Maduro, è presidente ad interim del Venezuela dal 5 gennaio e se qualcuno sosteneva che non molto fosse cambiato dopo il blitz americano visto che a guidare c'è di fatto la vice di Maduro, l'esito della negoziazione per la liberazione di Alberto Trentini e di tutti gli altri prigionieri liberati in questi giorni, mostra invece quanto la Rodriguez sia propensa a cambiare la sua agenda politica rispetto al suo predecessore e quanto la sua legittimazione passi anche dal riconoscimento dei paesi con cui tratta. 

Un grande lavoro della nostra della nostra diplimazia, un successo del governo che ha saputo interloquire e cogliere il cambiamento che c'è stato in Venezuela”. Così Antonio Tajani spiega come la situazione fosse propizia, considerato che si è aperta una finestra nella quale agire quando Maduro è stato catturato dalle forze speciali americane. Sarebbe stato questo il momento che il governo italiano ha saputo sfruttare dal punto di vista diplomatico per cambiare il destino di Alberto Trentini - che ricordiamo è stato in carcere per 423 giorni senza una accusa formale - e di molti altri nostri connazionali, tra cui giornalisti ed imprenditori anche loro liberati in questi giorni. 

Alberto Trentini, veneziano, 46 anni, operatore umanitario di collaudata esperienza, fu imprigionato il 15 novembre 2024 mentre si trovava in Venezuala con la ONG Umanity & Inclusion che si occupa di assistenza a persona con disabilità e in quel momento stava viaggiando da Caracas a Guasdualito, per portare aiuti, è stato fermato ad un posto di blocco e poi portato in carcere, presso il Rodeo 1; in seguito è stato costretto a firmare documenti in cui dichiarava reati inesistenti. 

Ma il suo arresto è stato un pretesto, come spesso accade per i governi illiberali che conazioni come questa, usano persone come pedine da utilizzare come merce di scambio con i governi con i quali si troveranno a negoziare le liberazioni; negoziazione intercorsa quasi sicuramente anche con il governo italiano, infruttifera fino a quando il governo americano non ha riaperto i giochi, facendo cambiare l'interlocutore. La Rodriguez è stata vice di Maduro, è stata suo ministro, ma evidentemente ha deciso di collocarsi sulla scena internazionale diversamente, dopo l'arresto di Maduro. 

E probabilmente proprio la liberazione di Alberto Trentini e quella degli altri prigionieri esteri, verrà ripagata con quella che per la Ridriguez sarà la più importante delle monete, quella del riconoscimento internazionale, quella della credibilità, della legittimazione  che solo i leader del mondo democratico possono darle. 

La famiglia di Alberto - che ha sentito la voce del proprio caro solo 3 volte in più di un anno -  ha chiesto che venga rispettata quella riservatezza che servirà loro per recuperare tutto il tempo perduto. 

Questa la dichiarazione: “tutti questi mesi di prigionia, hanno lasciato in Alberto e in noi che lo amiamo, ferite difficilmente guaribili,  e adesso avremo bisogno di tempo e di intimità per riprenderci. Ringraziamo tutti quelli che ci sono stati vicini, ma vi chiediamo di rispettare il nostro silenzio. Ci sarà tempo per trovare le parole giuste per raccontare fatti e accertare responsabilità. Oggi vogliamo solo pace”.

 

 

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